Documenti – 9. Fine della pestilenza

Trascrizioni a cura di Luca Molà


a – Libera circolazione a Venezia degli stranieri con attestati di sanità

b – La contabilità della morte

c – Politiche statali di ripopolamento rivolte agli artigiani

***

a – Libera circolazione a Venezia degli stranieri con attestati di sanità


Archivio di Stato di Venezia, Senato Terra, reg. 51, cc. 169r-170r


11 dicembre 1576

Perché li ordeni delli Sopraprovededori et Provededori alla Sanità publicati a V del mese presente in materia del non poter portar vestimenti di sorte alcuna tutti quelli che veniranno in questa città nostra da qual si voglia luogo, et del dover star essi sequestrati con tutte le loro case dove entreranno per giorni dieci, oltre l’esser causa ciò di quella mala satisfattione et somma incommodità universale che è nota a cadauno, viene a partorir anco grandissimi inconvenienti, convenendo esser intese le sopradetto prohibitioni in diverso senso per molte parti del mondo, et apportar non mediocre disturbo alli traffichi et comertii di questa città, a questo tempo massime che per gratia del signor Dio da tutte le parti cominciano a concorrer persone et a redricciarsi li negocii, con satisfattione et commodo delli habitanti et con utilità particolare delli datii nostri. Et conoscendosi manifestamente coll’esecutione più oltre delli preditti ordeni li desordeni che ogni giorno possono nascer maggiori, a maleficio di essa città nostra, però [si delibera] (…)

Che la presente materia sia deferita fin al giorno di domani. Et siano obligati li Sopraprovededori et Provededori nostri alla Sanità venir insieme col Collegio nostro a questo Conseglio, per proponer quelle parti che giudicheranno a proposito circa la regolatione delli ordeni publicati a V del mese presente (…).

[favorevoli] 84 +

12 dicembre 1576

Terminatione di Provededori alla Sanità

Vedendo i Provededori alla Sanità che non solamente questa città va ogni giorno ricevendo notabile miglioramente per gratia del signor Dio, ma ancora che le città, castella et luoghi di Terra Ferma migliorano grandemente, terminano di moderar et regolar li ordeni publicati a V del mese presente per l’officio loro, et prima.

Che quelli che vorano venir in questa città debbano portar le fede autentiche di sanità, le qual fede siano fatte per li deputati delle città, over castella, terre, o ville di onde si partirano a nome per nome di ogni persona, et con la quantità di mercantie, robbe, valise et fagoti che vorano portar con loro, né possano né debbano esse fedi esser admesse dalli ministri loro alli passi et restelli [barriere doganali] se non saranno etiam sottoscritte di man propria di Rettori o giusdicenti delle città, castella o vicariati come di sopra. I qual Rettori [governatori veneziani] o altri giusdicenti siano tenuti sotto debito di sagramento di usar ogni diligentia a loro possibile per intender con verità se quelli tali da quali saranno ricercati di esse fedi di sanità vengano veramente da luoghi et case sane. (…)

[Votata in Senato]

[favorevoli] 91 +

[contrari ] 4

[astenuti] 50

***

b – La contabilità della morte

Finita la pestilenza lo scrivano dei Provveditori alla Sanità Cornelio Morello calcolò il numero dei decessi avvenuti in città e nei lazzaretti a partire dall’agosto del 1575, seguendo il calendario more veneto in cui l’anno iniziava dal primo di marzo. Le perdite in vite umane erano state impressionanti: Venezia, che con i suoi 180.000 abitanti era stato uno dei maggiori centri urbani d’Europa prima dell’epidemia, aveva perso oltre un quarto della sua popolazione.


Archivio di Stato di Venezia, Provveditori alla Sanità, b. 6, c. 167r


ASVe, Provveditori alla Sanità, b. 6, c. 167r

Morti da primo agosto 1575 fin tutto febraro del detto millesimo


Nella città: homeni n. 1682 donne n. 1699
Nelli Lazaretti homeni n. 143 donne n. 172

Morti da primo marzo 1576 fin tutto febraro del detto milesimo

Nella città homeni n. 11.240 donne n. 12.925
Nelli Lazaretti homeni n. 10.213 donne n. 8.647

In tutto sono morti

Nella città homeni n. 12.922 donne n. 14.624
E nelli Lazaretti: homeni n. 10.213 donne n. 8.819

Suma in tutto homeni n. 23.278 donne n. 23.443

Delli morti da primo marzo 1577 fino al giorno della liberatione della città non ne ho potutto far notta per esser smarito il libro, ma giudico fossero 4mila in circa.

In tutto n. 46.726 +

4.000 =

n. 50.726

***

c – Politiche statali di ripopolamento rivolte agli artigiani e resistenze

Nel tentativo di ripopolare velocemente la città, le cui forze produttive erano state decimate, il governo veneziano emanò diversi provvedimenti per facilitare l’arrivo di artigiani dai territori della Terraferma, dall’Istria o da altri paesi. Inizialmente si garantì agli immigrati un percorso facilitato per l’ingresso nelle corporazioni di mestiere, poi si mirò a far rientrare i marinai, gli artiglieri, le maestranze dell’Arsenale e gli addetti all’industria tessile e del vetro che erano stati banditi in passato per condanne civili – spesso dovute ai debiti – o penali. Questa politica si dovette scontrare con la dura opposizione dei lavoratori già operanti a Venezia e sopravvissuti all’epidemia, che riducendone il numero aveva garantito loro un maggior potere contrattuale nei confronti degli imprenditori. Ad esser presi di mira con intimidazioni anche violente furono soprattutto i molti immigrati provenienti dal territorio di Bergamo, da oltre un secolo nerbo della crescita demografica di Venezia


Archivio di Stato di Venezia, Senato Terra, reg. 51, c. 193r


15 marzo 1577

Dovendo ritornare a commun beneficio di tutta questa città che in cadauna arte si ritrovino molti artifici.

L’anderà parte che per anni tre prossimi cadauno, così terriero come forestiero, suddito et non suddito, possa essercitarsi in cadauna arte in questa città, pagando però le solite ben intrate, et le luminarie [tasse delle corporazioni], et le publice contributioni di questa città nostra. Et siano tenuti li Gastaldi delle Scuole di accettarli senza li requisiti ordinarii osservati per il passato. Ma non si possa per ciò accrescere il numero più di quello è disposto per parte del Conseglio nostro di X nelle due Scuole di Laneri. Et la essecutione della presente parte sia commessa a quelli magistrati a’ quali spetta per le leggi di questo Conseglio. Et sia scritto alli Rettori di Terra Ferma et dell’Istria che la facciano publicare nelli lochi soliti ad intelligentia di ognuno.

[favorevoli] 159 +

[contrari] 2

[astenuti] 6


Archivio di Stato di Venezia, Consiglio dei Dieci, Comuni, reg. 33, c. 107 r-v


21 dicembre 1578

Che tutti li marangoni, calafadi et altri della maistranza della casa nostra dell’Arsenal, marinari che habbiano navigato sì sopra navilii nostri come de nostri suditi, et sì armati come disarmati, et bombardieri che si trovano in terre aliene banditi a tempo per i Cinque alla Pace, Officiali de Notte Criminali et Civili, et altri magistrati siano liberati dalli bandi loro con questa conditione, che in termine de mesi sei vengano quelli della maistranza et marinari ad appresentarsi in questa città alli Proveditori et Patroni all’Arsenal, et li bombardieri al Proveditor nostro sopra l’Artellaria, per andar cadauno a servir nella loro professione et essercitio, nel qual caso li sopradetti  rapresentanti nostri debbano far publicar quelli che se appresenterano a nome per nome assoluti dalli loro bandi et fatti anco depenar dalle raspe [registri di condanne], potendo de più essi nostri rappresentanti per quelle vie che li parerano migliori far che capiti a noticia delli sopradetti banditi la presente deliberation.

Che tutti quelli dell’arte della lana et seda che si attrovano in terre aliene banditi a tempo per casi che non siano d’homocidii per li Cinque alla Pace, Offitiali di Notte Criminali et Civili o altro magistrato, et così quelli dell’arte de verieri banditi pur a tempo dal Potestà de Muran per esser partiti de qui et andati a lavorar in terre aliene contra la forma delle leggi et per altri casi che non siano d’homicidii come di sopra, siano liberati dalli bandi loro con questa condition, che in termine de mesi sei si vengano ad appresentar in questa città quelli dell’arte della lana et seda alli Cinque Savii sopra le Mariegole, et li verieri al Potestà de Muran, per andar a servir cadauno nella sua profession et essercitio. Nel qual caso li sopradetti nostri rappresentanti debbano far publicar quelli che si presenterano a nome per nome assoluti dalli loro bandi et fatti anco depenar dalle raspe, potendo de più essi nostri rappresentanti per quelle vie che li parerano migliori far che capiti a notitia delli sopradetti banditi la presente deliberatione.


Archivio di Stato di Venezia, Senato Terra, reg. 52, c. 67r-v


11 gennaio 1578

Essendo venuto a notitia del Collegio nostro che alcuni poveri huomini partiti di Bergamasca et di altre parti dello stato nostro et venuti in questa città di Vinetia per essercitarsi nelle arti in essa, sono stati non solamente ingiuriati di parole ma etiamdio battuti et feriti affine di spaventarli che non vengano ad intromettersi in dette arti, et che per diligentia che sia stata usata la giustitia fin hora non ha potuto haver alcun lume di alcuno di quei che hanno commesso tal delitto. Et dovendosi far ogni provisione perché questi ribaldi non vadano impuniti in cosa tanto importante.

L’anderà parte che per li Avogadori nostri de Commun lunidì prossimo sia fatto proclamar sopra le scalle di San Marco et di Rialto che se alcuno accuserà alcuno delli detti ribaldi, di modo che per l’accusation sua si venga nella verità, sarà tenuto secreto et guadagnarà lire seicento de piccioli per ogni uno che farà venir nelle forze della giustitia et sarà conosciuto colpevole, da esserli esborsate delli danari della Signoria Nostra deputati alle taglie. Et se alcuno delli complici, purchè non sia de principali auttori o mandanti, accusarà come di sopra, oltre l’impunità sarà medesimamente tenuto secreto et guadagnarà le ditte lire seicento. Venuti veramente in cognitione di detti scelerati debbano quanto prima proceder contra loro secondo il rito del loro magistrato.

[favorevoli] 158 +

[contrari] 1

[astenuti] 2


Novi avisi di Venetia – Rocco Benedetti Notaio in Venezia (qui)


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Andrea Vio
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Andrea Vio

Trovo illuminante venire a conoscenza dell’Attenzione con cui l’autorità della repubblica si curava del destino della città, della rilancio delle attività artigianali e commerciali decimate dal contagio di peste. Viene spontaneo analizzare l’atteggiamento dell’amministrazione della Venezia di oggi . lo stridore del silenzio nell’inerzia più immpbile che io abbia mai potuto vedere mi fa vergognare di essere un veneziano di questo tempo così ostile alla nostra amata città. Con gratitudine Andrea Vio

gabriella giaretta
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gabriella giaretta

Mi interessano molto i modi che aveva il governo di Venezia per fare fronte alla peste!
Ringrazio Progetto Rialto per fornire queste documentazioni!
Se posso: metterei qualche immagine!