Novi avisi di Venetia


5. I pizzigamorti e i crescenti problemi sociali


Vedendo il Prencipe che i Proveditori et Sopraproveditori non potevano essi soli sostenere tanto carico deliberò co’l Senato che a ciascuno delli sei sestieri della città si destinassero tre Presidenti, gentilhuomini d’autorità, i quali attendessero a quelle provisioni che parevano lor necessarie per la salute della città. Ordinò parimente che per ogni contrada vi fossero nobeli e cittadini deputati che havessero cura de suoi convicini, rendendo conto d’ogni cosa ai Presidenti del suo sestiero, et insieme che facessero far le guardie la notte perché non venissero rubbate le case di coloro che andavano ai Lazaretti o non seguissero altri inconvenienti, dovendosi ogni sera cavar tanti a sorte de vicini a tale effetto, essendo appresso stato prohibito sotto gravissime pene che non fosse alcuno che ardisce passate le due hore di notte andare atorno. Vennero a meno i pizzigamorti, sendone stati in molta copia consonti dalla peste, ch’erano non solo quanti sviati, vagabondi et altri disperati che s’havevano potuto trovare per la città, ma anco quanti malfattori condennati alla galera s’havevano potuto levar dalle carceri e dalle fuste [galee da guerra] co’l prometter loro la sua liberatione quando servito certo tempo fossero campati. Di modo che i cadaveri stavano nelle case due, tre e fin quattro giorni prima che fossero levati, rendendo fra tanto nel gran caldo dell’estate ai domestici et a vicini intollerabil puzzore. E per tal mancamento de pizzigamorti venivano a un tratto condotti al Lazaretto in una istessa barca con i morti i feriti, assai de quali prima chi vi arrivassero morivano da nausea e da cordoglio. Furono fatte le grida per le città e castella di terraferma di questo Illustrissimo Dominio per haver dei detti pizzigamorti, promettendosi buon stipendio a chi havesse voluto servire. Fu veramente questa buona provisione, perché da diverse parti ne venne ben un migliaio, così allegramente come se fossero stati invitati a qualche solenne nozze. Parte de quali furono mandati al Lazaretto Vecchio a servire, parte distribuiti per i sestieri a levar con le barche le robbe infette, i feriti et i morti, et far altri servitii; alcuni per le contrate a nettar le case, et altri ne furono inviati in soccorso a Padoa, che ne havea gran bisogno.

Appresso fu depredato in Rialto il publico luogo del Chiasso delle meretrici e mandate al Lazaretto Vecchio a servire con molte altre della città, che per la strettezza del vivere o per inopia de compratori delle lor merci furono ancor esse costrette a serrar le lor botteghe. Si venne anco in estremo bisogno de fachini, de quali per miracolo non se ne trovava uno, là dove già ne solevano esser in tanta copia per ogni campo, su le rive e per ogni angolo della città che quando si chiamava per terra ne correvano a gara le turme a vedere ciò che si voleva. De spazzacamini e curatori di fosse [scarichi] similmente non se n’harebbe per gran cosa trovato pur uno, in maniera che le persone erano costrette di sua mano far tutti i servitii, che pareva lor cosa molto strana. Da principio veniva la povertà sostentata da ricchi, i quali perciò di volontà per ogni contratta si tassavano chi in una cosa e chi in un’altra, ma come il più di loro s’assentò dalla città cominciarono sopramodo i poveri a patire, et esclamando da tutte le parti che morivano di fame e d’ogni disaggio. Fu due volte per soccorerli posta gravezza agli affittuali delle case e botteghe che pagavano fitto da vinticinque ducati in su d’un grosso per ducato, da doversi pagare in termine di otto giorni e da riscotersi e dispensarsi per i deputati delle contrate, sotto pena del doppio a chi non pagava in tempo, e la seconda volta si gravò gli assenti dalla città di tre grossi per ducato. Questa impositione si scosse con qualche difficoltà, facendo ognuno il poverino in tal calamità di tempi, né si vedeva che ciò fosse bastante a sollevar essi poveri. I quali si trovavano senza numero in quella maggior necessità che si può pensare, essendo rimaste infinite vedove e pupilli senza governo né sostanza alcuna, et essendo poi mancate tutte le arti et industrie, né potendosi vendere né impegnare robba di sorte alcuna, la qual era in tanto vil prezzo che chi havesse voluto dar il valsente di cento ducati per dieci non gli harrebbe trovati, fuori che di rami, di peltri, di anella, di cattene e d’altre tali cose d’oro, alle quali pochi erano di bassa fortuna che in tanta afflittione non havessero hormai dato spedimento.


Leggi anche le testimonianze dei documenti (qui)


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matelda abate
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matelda abate

Ho trascorso la giornata di ieri a leggere e rileggere la pubblicazione degli “Avisi” relativi alla peste del 1576. Grazie per questo splendido e illuminante lavoro. Il Progetto Rialto ne risulta arricchito e ancora più fertile di idee e di sviluppo.. Speriamo che presto si possa riprendere il programma di incontri bruscamente interrotto. Il lungo periodo di “fermo immagine di Venezia”, da voi così utilmente utilizzato, può spingere a fare del Progetto Rialto un luogo di scambio e di elaborazione propositiva e progettuale più creativa e interdisciplinare. Con una visione che faccia riferimento proprio alla importanza e originalità della storia… Leggi il resto »

Monica Fontanive
Ospite
Monica Fontanive

Emoziona leggere che chi ci ha preceduto ha provato tanto sgomento nel veder la nostra città deserta …Testimonianze inestimabili, grazie per aver promosso e divulgato tanta ricchezza, scalda l’animo.

Micaela Portinari
Ospite

E’ incredibile constatare la straordinaria attualità di questi documenti e di come la storia sia insegnamento e bagaglio di necessaria conoscenza per essere consapevoli attori del futuro anche se ahimè non sempre ci rende migliori. Ringrazio molto Donatella ed Elena che mi hanno fatto conoscere questo progetto e tante energie hanno dedicato a questa importante iniziativa che merita di essere alimentata e promossa.

Peter Clark
Ospite
Peter Clark

Many thanks for sharing this fascinating article with me. I knew a bit about the plague controls in the 16th century but I did not realise how close our current ones mirrored them. I think the only very big difference is that in many early cities the rich decamped to the countryside, which aggravated the economic and social problems in the cities.
In the modern world the concentration of medical resources in the big centres makes it less attractive for the better off to move away

Chiara
Ospite
Chiara

L’ho letto. Fantastico e incredibile. Le strade vuote, la gente in casa. Tutto questo mi sembra assurdo.
Seguirò anche gli altri articoli che pubblicherete. Grazie ancora

Hidenobu
Ospite
Hidenobu

Grazie mille per il prezioso articolo sull’esperienza storica dell’epidemia del 1576 che sembra proprio identica a quella di oggi.
E’ una cosa incedibile vedere e sapere di una simile ripetizione..
Possiamo imparare dalla storia e cogliere molti suggerimenti efficaci da questo vostro studio.